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FIDES VIVA

16 ottobre

Santa Margherita Maria Alacoque

La santa che chiese la festa del Sacro Cuore di Gesù

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Capitoli
  1. 0:00Sotto chiave
  2. 4:27Morire piuttosto che cambiare
  3. 8:56Senza riserva
  4. 12:34E per te in particolare
  5. 16:37Ecco colui che ti mando
  6. 21:03Non ti basto io?
  7. 23:25La visionaria
  8. 26:19Un piccolo disegno a inchiostro
  9. 29:59La chiave dell'armadio
  10. 33:06Amore per amore

Rendere a Cristo amore per amore. È l'unica cosa che desidera Margherita Maria Alacoque, una religiosa di ventisette anni, in ginocchio davanti al Santissimo, l'ostia consacrata esposta sull'altare, nella cappella del suo monastero, a Paray-le-Monial, in Borgogna. Lì Cristo le chiede una festa in onore del suo Cuore. Oggi la celebra tutta la Chiesa. Ma nel suo stesso monastero quasi nessuno le crede. Alcune consorelle la deridono e la chiamano visionaria.

Sotto chiave

Quella religiosa di Paray era stata prima una ragazza che, per andare a Messa, aveva bisogno di tre permessi e di un mantello preso in prestito. Vive a Lhautecour, un villaggio del Charolais, nel sud della Borgogna, negli anni Sessanta del Seicento, quando in Francia regna Luigi XIV. Da quando è morto suo padre, notaio regio, sua madre non governa più la casa, anche se continua ad abitarci. A comandare sono tre parenti, una nonna, una zia e una prozia, che tengono tutto sotto chiave.

Margherita era tornata in quella casa gravemente malata. Da bambina l'avevano mandata in collegio presso un convento di suore a Charolles, e lì era cominciato un male che per circa quattro anni le aveva impedito di camminare. Poiché nessun rimedio la guariva, la consacrarono alla Vergine, e lei promise che, se fosse guarita, un giorno sarebbe diventata una delle sue figlie, cioè religiosa. E guarì subito. Ma non è libera. Poiché tutto è chiuso, a volte non trova niente da mettersi per uscire e deve farsi prestare un cappello e un mantello. La chiesa è lontana, e per andarci serve il permesso di tutte e tre. Se una acconsente, l'altra rifiuta, e molte volte resta a casa. Allora piange.

E quando la vedono piangere, la accusano di essersi data appuntamento con qualche ragazzo e di usare la Messa come pretesto. Così si nasconde in un angolo dell'orto o della stalla per pregare Dio per mezzo della Vergine, e lì passa giornate intere senza mangiare. Sul far della sera, qualche povero del paese le porta un po' di latte o un po' di frutta, e quando rientra in casa la rimproverano per aver trascurato le sue faccende.

Verso quelle tre donne non serba rancore. Le considera persone virtuose, di cui Dio si serve per metterla alla prova.

Sua madre si ammala di una grave erisipela, un'infezione che infiamma la pelle e apre una ferita, ed è Margherita a curarla, da sola, perché in casa nessun altro si occupa di lei. Un chirurgo di passaggio dice che solo un miracolo potrà salvarla.

Il giorno di Capodanno va a Messa e chiede a Cristo di essere lui il medico di sua madre. E lei, che non era mai riuscita a guardare una ferita, gliela medica ogni giorno con le proprie mani. In pochi giorni la ferita si chiude.

Ma la stessa ragazza che prega nella stalla vuole anche divertirsi, ora che la salute glielo permette, senza pensare troppo alla sua promessa. Si fa bella, cerca compagnia, e un anno, a carnevale, si traveste insieme ad altre ragazze. Lo piangerà per tutta la vita. In mezzo alle feste sente all'improvviso che l'amore di Dio le trafigge il cuore come con dardi infuocati, e il dolore la lascia senza parole.

Una sera, mentre si toglie l'abito da festa, le appare Cristo straziato dai flagelli, come nella sua Passione. Le dice che è stata la vanità di lei a ridurlo così, e che lei sta sprecando un tempo di cui lui le chiederà conto. Margherita piange amaramente. Poi torna alle sue vanità.

Morire piuttosto che cambiare

In quegli anni cominciano ad arrivare le proposte di matrimonio. Per sua madre le nozze sono l'unica via d'uscita, perché quando la figlia si sposerà potrà andare a vivere con lei. Glielo ripete piangendo, e le dice che una ragazza deve sposarsi a vent'anni. Anche le tre parenti fanno pressione. Per Margherita è un martirio, e arriva a pensare di potersi liberare da un'altra promessa, ancora più antica.

Verso i cinque anni, nella cappella del castello di Corcheval, la casa della sua madrina, Margherita ascoltava la Messa in ginocchio. Tra le due elevazioni, quando il sacerdote alzava l'ostia e poi il calice, disse «Mio Dio, vi consacro la mia purezza e vi faccio voto di perpetua castità». Non sapeva che cosa volessero dire voto e castità. Ora la ragazza di Lhautecour si chiede se una promessa fatta senza capirla la vincoli davvero. E teme anche di perdere la sua anima se un giorno entrerà in convento, perché crede che la vita religiosa richieda una santità che lei non raggiungerà mai.

Un giorno, appena lei ha ricevuto la Comunione, Cristo le si mostra come il più bello e il più potente di tutti i suoi pretendenti. Le chiede come possa rompere con lui per andarsene con un altro, e le promette di non abbandonarla mai se gli resterà fedele. Una grande pace la invade. Margherita decide di morire piuttosto che cambiare, e chiede che vengano congedati tutti i pretendenti.

Ha ormai deciso di farsi religiosa, ma dovranno passare tre anni prima che possa entrare in un convento. Uno dei suoi fratelli, che le vuole molto bene, cerca di dissuaderla e la trattiene in casa. Un francescano che percorre la zona predicando il giubileo, un tempo speciale di perdono e di confessione aperto a tutti i fedeli, la confessa e poi parla con suo fratello. Quando il fratello torna a chiederle che cosa vuole, lei risponde che preferirebbe morire piuttosto che cambiare. Allora lui promette di aiutarla e si incarica di trattare la dote, il denaro che una famiglia versava al convento quando vi entrava una figlia.

La mandano a Mâcon, in casa di uno zio materno la cui figlia è suora orsolina, perché entri con lei nel suo convento. Margherita dice alla cugina che, se entrasse lì, lo farebbe per affetto verso di lei, e che vuole un convento dove non conosca nessuno, per essere religiosa solo per amore di Dio. Dentro di sé sente una voce che non la vuole lì, ma tra le Figlie di Santa Maria, le religiose della Visitazione. In quella casa guarda un ritratto di San Francesco di Sales, il vescovo che le ha fondate, e sente che il santo la chiama figlia sua. La bambina che aveva promesso di diventare un giorno una delle figlie della Vergine ha appena sentito il nome della sua casa.

Stanno per aprirle la porta delle orsoline quando arriva la notizia che sua madre è gravissima. Margherita viaggia tutta la notte, per una decina di leghe, per tornare a casa. In seguito le propongono diversi conventi, e quando le nominano quello di Paray, che è della Visitazione, il cuore le si riempie di gioia.

Il 25 maggio 1671 entra nel parlatorio di quel monastero, la sala con la grata dove le religiose ricevono le visite. Appena vi mette piede, una voce interiore le dice «È qui che ti voglio». Ormai non vuole tornare a casa senza aver definito la sua ammissione.

Un sabato di giugno, il giorno 20, saluta sua madre. Le vuole bene più che a chiunque altro, eppure non versa una lacrima. Varcando la soglia del monastero, le sembra che l'anima le si separi dal corpo. Subito esclama che Dio la vuole lì. Ha ventitré anni.

Senza riserva

Dio la vuole lì, ma la comunità non è sicura di poterla tenere. È l'estate del 1671, e la nuova arrivata deve imparare la cosa più semplice, come si prega. Lo chiede alla sua maestra delle novizie, la religiosa che forma chi comincia, e lei le risponde con un'immagine. Si metta davanti al Signore come una tela bianca davanti al pittore. Nella preghiera Margherita, che in convento chiamano Margherita Maria, capisce che la tela è la sua anima, dove Cristo vuole dipingere la sua vita d'amore, di silenzio e di sacrificio.

Ma lei vuole dare più di quanto le chiedono. Cerca penitenze che non le permettono, e sente San Francesco di Sales, il fondatore il cui ritratto a Mâcon l'aveva chiamata figlia, rimproverarla perché il fondamento della Visitazione è l'obbedienza, non le austerità.

Il 25 agosto veste l'abito e comincia il noviziato, il tempo di prova prima dei voti, e con esso arrivano i rimproveri. A volte resta assorta in Dio senza riuscire a tornare in sé, ciò che nella comunità chiamano rapimenti. La Visitazione è nata per una vita semplice, e nella comunità lo straordinario inquieta. Le dicono che questo non è lo spirito delle Figlie di Santa Maria, e che se non vi rinuncia non la ammetteranno ai voti.

Allora le ordinano di fare una cosa che in sé non aveva importanza, ma che nella sua famiglia tutti detestavano. Tanto che, quando si era concordato il suo ingresso, suo fratello aveva chiesto che non glielo imponessero mai. Lei non dice di che cosa si trattasse. La tradizione dice che era qualcosa di semplice come mangiare formaggio. Ma a lei ripugna fin nel profondo. Lotta per tre giorni, e arriva a chiedere che le tolgano la vita piuttosto che venir meno all'obbedienza. La sua maestra, vedendola così, le ritira quell'incarico e le dice che non è degna di compierlo. Margherita Maria passa tre o quattro ore davanti al Santissimo, e lì Cristo le dice «Non deve esserci riserva nell'amore».

Torna al noviziato, si inginocchia davanti alla sua maestra e la supplica per compassione di lasciarla obbedire. Ci riesce. Ma la ripugnanza non se ne va con quella vittoria. La sente tornare più e più volte per circa otto anni.

Man mano che si avvicina il giorno dei voti, la comunità continua a temere che non abbia lo spirito della Visitazione. Per il ritiro di preghiera in silenzio che la prepara, la mandano nell'orto a badare a un'asina e al suo asinello. I giorni che precedono il dono di sé a Dio per sempre li passa a sorvegliare che due animali non entrino dove non devono.

Lì, tra i noccioli, Cristo le dice di andare a dire alla sua superiora che lui risponde di lei, e che adatterà i suoi doni alla Regola, le norme di vita della casa, e alla volontà delle sue superiore.

Il 6 novembre 1672 Margherita Maria emette i voti, e custodisce quella promessa, che nulla di ciò che Dio le darà la allontanerà dall'obbedienza.

E per te in particolare

Ciò che Cristo le ha preparato arriva davanti al Santissimo, e arriva prima di tutto come amore. È il 27 dicembre 1673, festa di San Giovanni, il discepolo che nell'Ultima Cena posò il capo sul petto di Gesù. Nella cappella della Visitazione di Paray, Margherita Maria approfitta di un po' di tempo libero per pregare in ginocchio davanti all'Eucaristia, e sente la presenza di Dio penetrarla tutta.

Cristo la fa riposare a lungo sul suo petto, come San Giovanni durante la Cena. Prima di chiederle qualsiasi cosa, le dice «Il mio divin Cuore è così appassionato d'amore per gli uomini, e per te in particolare…». Quel Cuore non riesce più a contenere le sue fiamme, ha bisogno di effonderle, e vuole farlo per mezzo di lei.

Poi le chiede il cuore, e lei lo supplica di prenderlo. Allora vede il proprio cuore dentro quello di Cristo, come un piccolo atomo che si consuma in quella fornace ardente. Lui glielo restituisce trasformato in una fiamma, le annuncia che le resterà un dolore al fianco e le dà il nome di discepola prediletta del suo Cuore. Esce da quella preghiera certa, senza alcun dubbio, che tutto questo viene da Dio.

Alcuni mesi dopo, il Santissimo è esposto sull'altare nell'ostensorio, il vaso sacro in cui si mostra l'ostia. Le si presenta Gesù Cristo tutto raggiante di gloria, con le sue cinque piaghe, che brillano come cinque soli. Dal suo petto escono fiamme, come da una fornace, e il petto si apre e le svela il Cuore. Ora l'amore porta con sé una ferita. Dagli uomini, le dice, non riceve che ingratitudine e disprezzo. Questo, aggiunge, gli fa più male di tutto ciò che ha sofferto nella sua Passione.

Solo allora arrivano le richieste. Cristo vuole che lei riceva la Comunione tanto spesso quanto glielo permetteranno le superiore, e soprattutto il primo venerdì del mese. Nella Francia di allora molti smettevano di accostarsi alla Comunione, perché non confidavano nel perdono di Dio e vedevano la Comunione come un premio riservato ai perfetti. Le chiede anche di alzarsi ogni notte tra il giovedì e il venerdì, dalle undici a mezzanotte, per tenergli compagnia, prostrata, nella tristezza dell'Orto degli Ulivi, la notte della sua agonia prima della Passione. È l'ora di preghiera che oggi si chiama Ora Santa. E l'avverte di non fare nulla senza l'approvazione di chi la guida.

Da generazioni, in parrocchie di tutto il mondo, ci sono fedeli che fanno la Comunione per nove primi venerdì del mese di seguito, confidando in quella che chiamano la Grande Promessa. Secondo gli scritti di Margherita Maria, Cristo promise che chi lo fa non morirà lontano da Dio.

Ma allora, nel suo monastero, né i venerdì né la notte del giovedì dipendono da lei. Tremando, presenta tutto alla sua superiora, che la umilia e non le concede nemmeno una di quelle cose. Margherita Maria obbedisce, come Cristo stesso le aveva raccomandato.

Si ammala. La febbre torna ad assalirla più di sessanta volte. Allora la superiora le ordina di chiedere a Dio la salute, come segno che tutto questo viene da lui. Lei la chiede, e la riacquista. E vede la Vergine, che le promette la sua protezione.

Ecco colui che ti mando

In mezzo alle critiche e ai dubbi, Cristo le aveva promesso di mandarle il suo servo fedele e amico perfetto, qualcuno che le avrebbe insegnato a conoscerlo e ad abbandonarsi a lui senza più resistenze. Qualche mese dopo arriva a Paray Claudio La Colombière, un gesuita di trentaquattro anni appena nominato rettore del collegio che il suo ordine ha nella piccola città. I suoi superiori lo hanno mandato sapendo che lì una religiosa vive in un'angosciosa incertezza. È la Quaresima del 1675. Per Margherita Maria è in gioco la possibilità di sapere finalmente se ciò che vive viene da Dio, perché i teologi che ha potuto consultare non hanno fatto che accrescerle la paura di ingannarsi.

Un giorno il gesuita parla alla comunità. Mentre lo ascolta, Margherita Maria sente nel suo intimo Cristo che le dice «Ecco colui che ti mando».

Poco dopo, Margherita Maria si inginocchia davanti al gesuita per confessarsi. Il padre non la conosce e, nonostante questo, la trattiene a lungo, come se sapesse ciò che accade in lei. Lei non osa aprirsi, e se ne va dopo un'ora e mezza. Torna un altro giorno e gli confessa quanto le costi parlargli. Lui risponde di essere contento di averle dato l'occasione di offrire un sacrificio a Dio. Allora Margherita Maria gli apre tutta la sua anima.

Padre Claudio le assicura che in ciò che vive non c'è nulla da temere, perché tutto questo non la allontana dall'obbedienza. Le insegna ad accogliere i doni di Dio con umiltà e gratitudine, e va anche a tranquillizzare la superiora. Per la prima volta, qualcuno che l'ha ascoltata davvero le crede.

Così arriva giugno. È l'ottava del Corpus Domini, gli otto giorni che seguono la festa dell'Eucaristia, e Margherita Maria è in ginocchio davanti al Santissimo. Sente che Dio la colma di doni, e insieme a essi le nasce il desiderio di ricambiarlo in qualche modo. Cristo le dice che lei non può dargli prova d'amore più grande che fare ciò che tante volte le ha chiesto. Poi le svela il suo Cuore e le dice «Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, che nulla ha risparmiato fino ad esaurirsi e consumarsi per dimostrare loro il suo amore».

In cambio, le dice, quel Cuore riceve soprattutto ingratitudine, irriverenze e freddezza nell'Eucaristia, il sacramento del suo amore. Ciò che più gli fa male è che a trattarlo così siano cuori che si sono consacrati a lui. Per questo le chiede una festa per onorare il suo Cuore il venerdì dopo quell'ottava. Quel giorno si farà la Comunione e un atto di riparazione, che è restituire amore a chi è stato ferito dall'indifferenza, come chi fa compagnia a un amico che tutti hanno lasciato solo. Su quanti lo onoreranno così, promette di riversare il suo amore.

Lei risponde che non sa come fare. Cristo la manda dal servo fedele che le aveva promesso, padre Claudio. Il gesuita l'ascolta e le ordina di mettere tutto per iscritto.

Le consorelle che condivisero con lei quegli anni ricordavano un giorno in cui padre Claudio celebrava la Messa della comunità. Quando Margherita Maria si accosta alla Comunione, Cristo le mostra il suo Cuore come un grande fuoco ardente, e altri due cuori che vi si immergono. E le dice «Così il mio puro amore unisce questi tre cuori per sempre». Vuole che lei e il padre siano come fratello e sorella, con parte uguale nei doni che Dio darà a ciascuno.

Fuori dalla cappella, quella fiducia ha un prezzo. Nella comunità cominciano a dire che Margherita Maria inganna padre Claudio con le sue illusioni, ma lui non l'abbandona.

Non ti basto io?

Eppure, nel settembre del 1676, padre Claudio lascia Paray. I suoi superiori lo mandano a Londra come predicatore della duchessa di York, alla corte d'Inghilterra.

Margherita Maria rimane senza il padre che l'ha ascoltata e rassicurata. Per più di un anno ha avuto accanto qualcuno che non la considerava una donna che si inganna con ciò che immagina. Ora è di nuovo sola in una casa che dubita di lei. Mentre quell'assenza le fa male, sente Cristo che le chiede «Non ti basto io?».

Al di là del mare, padre Claudio dedica alcuni giorni del febbraio 1677 a un ritiro a Londra. Nei suoi appunti scrive che Dio vuole servirsi di lui per far conoscere la devozione che gli ha affidato una persona con cui Dio parla in confidenza. Aggiunge di averla già fatta conoscere a molte persone. Non scrive il suo nome, ma quella persona è Margherita Maria. A Paray dicevano che quel sacerdote si lasciava ingannare, e lui, lontano da lì, fa suo il messaggio di quella religiosa.

Alla fine del 1678 lo raggiunge una falsa accusa di congiura cattolica. Passa tre settimane in una prigione di Londra, e viene espulso dall'Inghilterra con i polmoni malati.

Torna in Francia, e non si riprende più. Quando la malattia si aggrava, lo mandano di nuovo a Paray. In una delle sue ultime lettere a Margherita Maria, chiama quella malattia una delle più grandi misericordie che Dio abbia avuto per lui.

Padre Claudio muore a Paray il 15 febbraio 1682, prima domenica di Quaresima. Ha quarantun anni.

Margherita Maria conserva un ricordo riconoscente dell'uomo a cui Cristo volle unirla come a un fratello. Dice che il suo talento era condurre le anime a Dio. E dice anche che quella devozione al Cuore di Gesù, che lui ricevette da lei e difese quando tante dubitavano, lo innalzò nella gloria più di tutto ciò che fece nella sua vita.

La visionaria

Margherita Maria aveva già accettato di vivere tra chi non le crede. Un giorno, Cristo le aveva messo davanti due strade.

In una mano le mostra il ritratto di una vita religiosa felice, in salute e stimata da tutti. Nell'altra, quello di una vita povera e crocifissa. Le dice di scegliere, e che in tutte e due le darà gli stessi doni. Lei gli risponde che vuole soltanto lui. Allora Cristo sceglie per lei la vita crocifissa, e Margherita Maria bacia la mano che gliela offre.

Quella vita le arriva per la strada più vicina, quella delle sue stesse consorelle. In una comunità che dal suo arrivo diffida di ciò che è straordinario, una religiosa che dice di vedere Cristo e di sentire la sua voce diventa sospetta. Consorelle e superiore la considerano una visionaria, una che prende per vero ciò che immagina e si aggrappa alle sue illusioni. Alcune non le credono. Altre la deridono.

Alcune si spingono oltre e la credono posseduta, dominata dal demonio. La aspergono di acqua benedetta, l'acqua che la Chiesa benedice anche per allontanare il male, e pregano su di lei per scacciare lo spirito maligno. Lei non si sottrae. Mentre pregano, sente Cristo che le dice che lui ama l'acqua benedetta e che ama la croce. E decide di accettare con umiltà tutte le prove.

Le prove vengono anche da chi governa la casa. La nuova superiora, Madre Greyfié, esamina con attenzione ciò che vive Margherita Maria. L'ultimo giorno del 1678 fa da notaio, cioè da chi mette per iscritto un atto solenne e ne garantisce la verità. In forma di testamento, redige la donazione con cui Margherita Maria consegna a Cristo tutto ciò che ha. E Cristo, a sua volta, la nomina erede del suo Cuore.

Margherita Maria voleva molto bene a quella superiora, perché la aiutava a rinunciare ai propri gusti.

Più tardi, la stessa superiora le impone una prova che sembra chiedere l'impossibile. Margherita Maria non sta quasi mai bene per quattro giorni di fila. Come aveva fatto prima l'altra superiora, Madre Greyfié le ordina di chiedere a Dio la salute come prova che ciò che vive viene da Dio, questa volta per cinque mesi di fila. La salute le dura per tutti e cinque i mesi, e si prolunga fino alla fine del 1683.

Un piccolo disegno a inchiostro

Dal 1684, la religiosa che tante chiamavano visionaria è maestra delle novizie. È con loro da un anno e non ha ancora trovato il modo di cominciare a onorare il Cuore di Gesù, come Cristo le aveva chiesto nell'ottava del Corpus Domini.

Il 20 luglio 1685 è la festa di Santa Margherita, la santa di cui porta il nome, e quell'anno cade di venerdì, il giorno che Cristo aveva legato al suo Cuore. Le novizie le hanno preparato qualche piccolo omaggio. Lei chiede che quegli omaggi non siano per lei, ma per il Sacro Cuore. Così allestiscono un altarino, vi posano un piccolo disegno a inchiostro del Cuore divino e si inginocchiano davanti, poche ragazze intorno a un foglio di carta.

La notizia corre per la casa, e la casa reagisce come reagiva fin dal noviziato di Margherita Maria, con diffidenza verso ciò che esce dal consueto. La accusano di voler introdurre una devozione nuova. Umiliano lei e anche le novizie. La superiora le proibisce di mettere l'immagine in un luogo dove si veda, e le permette di onorarla soltanto in privato.

Le minacce si fanno più dure. Arrivano a dirle che la rinchiuderanno e che la porteranno davanti a un cardinale, un potente uomo di Chiesa che allora viveva a Paray. Tutto per un disegno. Margherita Maria, invece, non ha mai avuto tanta pace né tanta gioia come in quei giorni. In mezzo alla tempesta sente Cristo che le dice «Non temere, regnerò malgrado i miei nemici».

La svolta arriva da chi meno ci si aspetta. Madre Greyfié, la superiora che l'aveva tanto messa alla prova, ora guida un altro monastero dell'ordine. Lì si consacra con tutta la sua comunità al Cuore di Gesù, e manda a Margherita Maria una copia di quell'immagine. A Paray, la notizia pesa. La consorella che più si era opposta, sua amica fin dal noviziato, pensa che se una superiora così fedele alla Regola lo ha fatto, non c'è più motivo di dubitare. Il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini del 1686, le consorelle trovano nel coro un altarino con quell'immagine e un biglietto che le invita a consacrarsi. Questa volta si inginocchiano tutte, le anziane e le giovani, e Margherita Maria e la sua amica si abbracciano. Allora decidono di costruire nell'orto una cappella dedicata al Cuore di Gesù.

Nel frattempo le arriva un altro ordine, e tocca una delle cose che le costano di più, scrivere di sé. Il gesuita che in quel periodo guida la sua anima le ordina di mettere per iscritto la sua vita e le proibisce di bruciare qualsiasi cosa prima che lui l'abbia esaminata. Lei obbedisce.

Pagina dopo pagina vi entrano la casa di Lhautecour, la grata del parlatorio, la preghiera davanti al Santissimo in cui vide il proprio cuore dentro quello di Cristo. Nasce così la storia della sua vita scritta di suo pugno, un quaderno di sessantaquattro pagine. Rimane incompiuto, perché nell'autunno del 1686 quel gesuita lascia Paray senza averlo letto. Lei ripone il quaderno in un armadio e lo chiude a chiave.

La chiave dell'armadio

Il quaderno è ancora nel suo armadio, chiuso a chiave, quando il corpo di Margherita Maria comincia a cedere. Nel luglio del 1690, ormai molto malata, inizia un ultimo ritiro per prepararsi a morire. Il 9 ottobre una febbre la costringe a letto in infermeria, e il medico dice che non c'è più rimedio.

Le consorelle le stanno accanto. Una notte, con la febbre altissima, Margherita Maria dice loro «Ah, brucio. Se fosse d'amore divino, che consolazione!». Chiede loro di pregare Dio perché la perdoni. Chiede anche di amarlo con tutto il cuore, per riparare l'amore che lei non gli ha dato. E in mezzo all'ardore le sfugge un'esclamazione, «Che felicità amare Dio!».

Le offrono sollievo, e lei rifiuta ogni cosa. Ripete più e più volte un versetto dei Salmi, quello che dice a Dio che in cielo ha soltanto lui e che fuori di lui nulla desidera sulla terra.

Ma c'è qualcosa che non ha ancora lasciato andare. Teme che, dopo la sua morte, le rendano onore. Chiama la religiosa che la assiste in infermeria e le chiede di scrivere al gesuita che le aveva ordinato di raccontare la sua vita, perché bruci le lettere che lei gli ha mandato. Poi la supplica di un'altra cosa. Che bruci il quaderno riposto nell'armadio.

L'infermiera, in questo, non le obbedisce. Le dice che sarebbe più perfetto consegnare la chiave dell'armadio alla superiora e sacrificare così la propria volontà.

Per Margherita Maria significa rinunciare all'ultima cosa che voleva tenere nascosta. Le costa molto.

Consegna la chiave.

Nella casa di Lhautecour, le chiavi di quelle tre parenti le avevano chiuso tutto per anni. L'ultima chiave della sua vita la mette lei stessa, liberamente, in altre mani.

Il 17 ottobre, al calar della sera, arriva il sacerdote per darle l'Unzione degli infermi, il sacramento con cui la Chiesa unge e affida a Dio chi è gravemente malato. Le consorelle pregano intorno al letto.

Mentre la ungono, Margherita Maria mormora i nomi di Gesù e di Maria.

Verso le otto di sera, muore. Ha quarantatré anni.

La mattina dopo, per le strade di Paray, la gente ripete la stessa frase, «La santa è morta!».

La chiave rimase nelle mani della superiora, e il fuoco non toccò mai quelle pagine. Il quaderno che Margherita Maria voleva bruciare si conserva a Paray, scritto di suo pugno, e lì continua a parlare la donna a cui quasi nessuno credette.

Amore per amore

Ciò che Paray ripeté per le sue strade la mattina dopo la sua morte, la Chiesa lo dirà lentamente, nell'arco di più di due secoli. Per prima arriva la festa.

La festa che Margherita Maria aveva sentito chiedere davanti al Santissimo, il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini, all'inizio viene concessa a pochissimi, prima ancora che qualcuno approvi i suoi scritti. Nel 1856 Pio IX estende quella festa a tutta la Chiesa, perché glielo chiedono i vescovi di Francia e di quasi tutto il mondo cattolico. La Chiesa fa suo il centro di ciò che lei vide, un amore che chiede di essere ricambiato, e non obbliga nessuno a credere ogni dettaglio come verità di fede.

Intanto va avanti la sua causa, il lungo esame con cui la Chiesa studia una vita prima di proporla a tutti. Già nell'estate del 1830 aprono la sua tomba a Paray, e durante quell'esame si registrano due guarigioni istantanee.

Pio IX la proclama beata nel 1864, cioè permette che sia onorata pubblicamente nella Chiesa. Benedetto XV approva poi i miracoli a lei attribuiti e, il 13 maggio 1920, la proclama santa per tutta la Chiesa. È la stessa religiosa che le sue consorelle deridevano chiamandola visionaria.

Più di trecento anni dopo la sua morte, un reliquiario con alcune sue ossa, una clavicola e una costola, arriva al monastero della Visitazione di Città del Messico. Le religiose, figlie dello stesso ordine che l'aveva accolta a Paray, lo collocano nel loro coro. Dalle sei del mattino pregano con lei per la Visitazione e per la pace del loro Paese, e lo accompagnano con veglie e ore sante, come quella che Cristo le aveva chiesto nella notte del giovedì. Le sue reliquie hanno percorso anche parrocchie e monasteri dell'America Latina e della Spagna.

E a Paray, accanto al coro dove lei si inginocchiava davanti al Santissimo, c'è una piccola cappella. Lì i pellegrini si inginocchiano davanti a un'urna. Ciò che vedono è una figura di cera vestita con l'abito della Visitazione, e sotto di essa riposano quasi tutte le sue ossa.

Tutta la sua vita fu attraversata da una domanda, chi avrebbe creduto a quella donna timida. Ciò che lei rese in ginocchio a un Cuore che chiedeva di essere amato, ora glielo rendono, senza dire nulla, quelli che arrivano fino alla sua urna.

Santa Margherita Maria, in ginocchio davanti al Santissimo hai voluto rendere a Cristo amore per amore. Hai continuato a obbedire quando quasi nessuno ti credeva. Chiedi per noi lo spirito di cui Dio ti ha arricchita, perché conosciamo la carità di Cristo, che supera ogni conoscenza. Accompagna i malati che non trovano sollievo, chi non viene creduto e chi veglia da solo nella notte. Insegnaci, come fu insegnato a te, a non porre riserve nell'amore. Prega per noi. Amen.

Fonti

Fonti primarie (XVII secolo)

  • Margarita María Alacoque, The Autobiography of St. Margaret Mary Alacoque (Vie par elle-même, c. 1685-1686; trad. 1930, reimpr. 2012) — Sisters of the Visitation / TAN Books.
  • Margarita María Alacoque, Autobiografía (trad. 1890) y Cartas 110 y 133 (1689), citadas en Dilexit nos — El Mensajero, Bilbao.
  • San Claudio La Colombière, Ejercicios espirituales en Londres (1677), citados en Dilexit nos; Écrits spirituels, ed. A. Ravier (1962), en reproducción citationschretiennes.com

Fonti agiografiche e tradizione

  • Mons. Émile Bougaud, Life of Blessed Margaret Mary Alacoque (1874; trad. 1890) archive.org
  • Sanctuaire du Sacré-Cœur de Paray-le-Monial, Sainte Marguerite-Marie (2025) sacrecoeur-paray.org
  • Sanctuaire du Sacré-Cœur de Paray-le-Monial, Saint Claude la Colombière (2023) sacrecoeur-paray.org
  • Sanctuaire du Sacré-Cœur de Paray-le-Monial, La Chapelle des Apparitions (2023) sacrecoeur-paray.org

Documenti ecclesiali e studi

  • Pío XII, Haurietis aquas (1956) vatican.va
  • Francisco, Dilexit nos (2024) vatican.va
  • Oficina de las Celebraciones Litúrgicas, Claudio La Colombière, S.I. (1992) vatican.va
  • Vatican News, s. Margarita María Alacoque, virgen, de la Visitación vaticannews.va
  • Sister Mary Bernard Doll, Santa Margarita María de Alacoque (Catholic Encyclopedia, 1910) ec.aciprensa.com
  • Service des Moniales (CEF), Monastère de la Visitation à Paray-le-Monial service-des-moniales.cef.fr
  • Societas laudis, Laudes del 16 de octubre de 2025 (colecta) societaslaudis.org

Contesto contemporaneo

  • David Ramos, Llegan a México reliquias de Santa Margarita de Alacoque (2018) — ACI Prensa
  • Archidiócesis de Sevilla, Las reliquias de santa Margarita María de Alacoque en el convento de las Salesas (2018) archisevilla.org
  • Obispado de Melipilla, Reliquias de Santa Margarita María Alacoque fueron veneradas en parroquia Sagrado Corazón de Jesús (2022) — iglesia.cl
  • Diocese de Campo Limpo, Paróquia Santa Margarida Maria Alacoque dcl.org.br
  • Office de Tourisme de Paray-le-Monial, Chapelle des Apparitions tourisme-paraylemonial.fr

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giovedì 29 ottobre · Vangelo

Gesù prosegue il suo cammino verso Gerusalemme e piange sulla città che uccide i profeti

In quel tempo, proprio quel giorno, si avvicinarono alcuni farisei a dire a Gesù: «Parti e vattene di qui, perché Erode vuole ucciderti». Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e…