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FIDES VIVA

12 ottobre

Madonna del Pilar

La colonna che Saragozza dice lasciata dalla Madonna a Giacomo

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Capitoli
  1. 0:00La notte accanto al fiume
  2. 4:54Pietra, pergamena e una Madonna di un palmo
  3. 7:46L'olio delle lampade
  4. 10:07Mezz'ora a Calanda
  5. 13:46Sotto il manto
  6. 16:08Corone e uniformi
  7. 19:35Le bombe che non esplosero
  8. 21:45Un Papa in fila, e la festa al di là del mare
  9. 25:48Vado a trovare la Madonna

A Saragozza, dietro la piccola nicchia dove si trova la statua della Madonna del Pilar, c'è una colonna di diaspro con un incavo in cui entra un pugno. Nessuno l'ha scolpito. L'hanno scavato i baci.

Saragozza racconta che quella colonna la lasciò la Madonna in persona all'apostolo Giacomo, sulle rive dell'Ebro, quando lei era ancora in vita. E che gli promise che quella pietra sarebbe rimasta al suo posto finché fosse durato il mondo. Per questo la chiamano Madonna del Pilar.

Da allora, generazione dopo generazione, la gente viene a toccare quella pietra e a baciarla. Venne un mendicante di Calanda che aveva perso una gamba, e secoli dopo venne un papa.

La notte accanto al fiume

Molto prima che lì sorgesse una qualsiasi chiesa, su quella stessa riva dell'Ebro predicava un apostolo di Gesù. È così che lo racconta la memoria del Pilar. Era Giacomo, figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni. La città viveva sotto il potere di Roma, e i pochi che seguivano Cristo si riunivano in una casa vicino al fiume, dove davano meno nell'occhio.

Giorno dopo giorno, l'apostolo parlava loro del regno di Dio. Ma la gente del luogo si mostrava «piuttosto dura d'orecchi e di cuore». Solo otto uomini avevano creduto. A Giacomo venivano meno le forze, e cominciava a chiedersi se avesse senso continuare a predicare.

Non era arrivato fin lì di sua iniziativa. A Gerusalemme, lo Spirito Santo gli aveva fatto conoscere un mandato di Cristo, quello di andare a predicare in Spagna. Prima di mettersi in cammino, andò a trovare la Madonna. Le baciò le mani e le chiese, piangendo, il permesso e la benedizione. Lei gli rispose: «Va', figlio; adempi il precetto del tuo Maestro». E gli chiese anche un'altra cosa. Nella città di Spagna dove avesse convertito più uomini, doveva innalzarle una chiesa in sua memoria.

A Saragozza, per il momento, ce n'erano solo otto.

Di notte, l'apostolo e gli otto si ritiravano su un'aia, uno spiazzo per la trebbiatura vicino al fiume, e si stendevano sulla paglia. Una di quelle notti, verso mezzanotte, stanchi di pregare, i convertiti si addormentarono. Giacomo era ancora sveglio. Allora udì voci di angeli che cantavano:

«Ave Maria, gratia plena», Ave, o Maria, piena di grazia.

Si inginocchiò. E la vide. La Madonna stava in piedi su una colonna, tra due cori di migliaia di angeli. Era la Madre del suo Maestro, venuta da Gerusalemme. Lo chiamò per nome: «Ecco, figlio mio Giacomo, il luogo designato e deputato al mio onore».

Gli spiegò che quella colonna l'aveva mandata suo Figlio dall'alto, per mano degli angeli. Intorno a essa bisognava porre l'altare. Lì l'Altissimo avrebbe operato prodigi per sua intercessione, in favore di quanti l'avessero invocata. E allora gli fece una promessa.

«E la colonna resterà in questo luogo fino alla fine del mondo, e non mancheranno mai in questa città adoratori di Cristo».

Quella colonna era un segno della fortezza che doveva avere la fede dell'apostolo. Da quella colonna, che in spagnolo si chiama pilar, viene alla Madonna di Saragozza il suo nome, la Madonna del Pilar.

Giacomo rese grazie a Cristo e a sua Madre. Gli angeli la riportarono nella sua cella di Gerusalemme, e la devozione aggiunge che, da quella notte, la colonna non si è mai mossa dal suo posto.

Per quella Venuta, ogni giorno la città canta davanti alla statua una giaculatoria, una preghiera brevissima: «Benedetta e lodata sia l'ora in cui Maria Santissima venne in carne mortale a Saragozza». In carne mortale vuol dire con il suo corpo, negli anni della sua vita a Gerusalemme.

Con gli otto uomini dell'aia, Giacomo cominciò a innalzare vicino al fiume una piccola chiesa intorno alla colonna.

Pietra, pergamena e una Madonna di un palmo

Nel 1118, quando il re Alfonso I conquistò Saragozza, il vescovo della città trovò vicino al fiume una chiesa di Santa Maria. La descrisse come molto stimata per la sua antica fama di santità. Da secoli quella riva riceveva la venerazione della gente. Alla colonna non era mai mancato chi andasse a pregare.

Per loro, il vescovo innalzò lì una chiesa romanica. Ne resta ancora, nel muro sud, la pietra che sovrastava la porta, con il crismon, le lettere greche del nome di Cristo intrecciate.

Ma la pietra custodiva il luogo, non la storia. La notte di Giacomo viveva in ciò che la città raccontava, e nel 1297 un copista la mise per iscritto. Nelle ultime pagine di un grande libro di commenti su Giobbe, scrisse in latino la storia dell'apostolo, degli otto uomini addormentati e della colonna. Quella pergamena è custodita ancora oggi nell'archivio del santuario.

Ma verso il 1435 il fuoco divampò nella cappella. Le fiamme ridussero in cenere la pala d'altare, e la chiesa rimase gravemente danneggiata. Della statua venerata fino ad allora non rimase nulla.

Un chierico della chiesa, mosén Galve, partì allora alla volta di Pamplona. Là si trovava la regina Bianca di Navarra, devota del Pilar e protettrice della sua cappella, e bisognava avvisarla. Nel libro dei conti della chiesa furono annotati i suoi viaggi e il motivo: «andarono bruciati la pala d'altare e molti e diversi gioielli».

La colonna era rimasta senza la sua Madonna, e per lei fu scolpita, nella prima metà del Quattrocento, una statua nuova. È piccola, di trentasei centimetri, appena un palmo, e ricavata da un unico pezzo di legno. La Madonna è in piedi e porta la corona. Sulla sua mano sinistra siede il Bambino, nudo. Tiene in mano un uccellino e si aggrappa all'orlo del manto di sua Madre.

Sono dorati la veste, il manto, i capelli e la corona. Solo i volti e le mani hanno il colore della pelle.

È attribuita a Juan de la Huerta, uno scultore aragonese. Da allora è la statua che si venera, in piedi sulla colonna della riva.

Due secoli più tardi, tra quanti accorrevano a lei c'era un giovane di Calanda senza la gamba destra, che sedeva a chiedere l'elemosina alla porta della chiesa.

L'olio delle lampade

Quella gamba l'aveva persa lontano da casa, su una strada nei dintorni di Castellón. Miguel Juan Pellicer era di Calanda, un paese del Basso Aragona, e aveva circa vent'anni. Era sceso in quelle terre per lavorare. Un giorno guidava un carro carico di grano e cadde a terra. Una ruota gli passò sopra la gamba destra e gliela schiacciò.

Lo portarono all'ospedale di Valencia, e lì rimase cinque giorni. Poi chiese di essere trasferito a Saragozza, all'Ospedale di Nostra Signora di Grazia. Era devoto della Madonna del Pilar fin da bambino, perché a Calanda c'era una chiesetta dedicata a lei. Alla Madonna si affidò prima dell'operazione, e continuò ad affidarsi a lei anche dopo.

A Saragozza, il chirurgo Juan Estanga gli amputò la gamba due dita sotto il ginocchio. L'aiutante del chirurgo, Juan Lorenzo García, si incaricò di seppellirla. La gamba di Miguel rimase sotto terra, nell'ospedale.

Finita la convalescenza, non tornò al suo paese. Rimase in città, a chiedere l'elemosina alla porta del Pilar. E varcava quella porta non soltanto per chiedere. Dentro il santuario si confessava e faceva la comunione, e riceveva Cristo nell'Eucaristia, nella casa di sua Madre.

Ogni giorno ripeteva lo stesso gesto. Si avvicinava alle lampade che ardevano davanti alla statua. Intingeva le dita nell'olio. E se lo spalmava sul moncherino.

Quelle lampade ardevano davanti alla Madonna e davanti alla colonna della riva. Era un piccolo gesto di fiducia.

Così passarono gli anni dell'elemosina, finché ai primi di marzo del 1640 Miguel tornò a Calanda, a casa dei genitori. La Spagna era in guerra con la Francia, e a Calanda c'erano soldati alloggiati nelle case degli abitanti. Alla famiglia Pellicer toccò ospitarne uno.

Giovedì 29 marzo, il soldato occupava il letto di Miguel, e lui dovette passare la notte nella stanza dei genitori.

Mezz'ora a Calanda

Si coricò sul pavimento della camera. Il figlio di casa, con la sua unica gamba, riposava a pochi passi dal letto dei genitori. Aveva ventitré anni.

Nulla rendeva quella notte diversa dalle altre. Una famiglia di contadini, un paese con la truppa alloggiata nelle case e un giovane tornato dopo anni passati a chiedere l'elemosina alla porta del Pilar.

Passò mezz'ora.

Erano tra le dieci e le undici di sera.

I suoi genitori entrarono nella stanza.

Si avvicinarono a lui.

Miguel dormiva.

Aveva due gambe.

E la destra non era una gamba qualsiasi. Sulla pelle c'erano un foruncolo e alcune cicatrici che la rendevano riconoscibile, gli stessi segni che Miguel aveva prima dell'amputazione. Era la gamba che l'aiutante del chirurgo aveva sepolto nell'ospedale di Saragozza.

Con le sue due gambe, Miguel tornò a Saragozza. Raggiunse camminando la stessa chiesa alla cui porta aveva chiesto l'elemosina, la stessa cappella delle lampade. Questa volta non veniva a chiedere. Veniva a ringraziare la Madonna del Pilar.

Quanto era accaduto a Calanda non rimase una chiacchiera di paese. Il Comune di Saragozza chiese che il fatto venisse esaminato a fondo. Il 5 giugno 1640 si aprì presso l'arcivescovado un processo, cioè un esame formale davanti all'arcivescovo, con testimoni chiamati a deporre. A giudicare sarebbe stata la Chiesa, non le voci di strada.

Spettava all'arcivescovo. Dopo il Concilio di Trento, la grande assemblea di vescovi che aveva rinnovato la vita della Chiesa, nessun nuovo fatto straordinario poteva essere riconosciuto senza l'approvazione del vescovo del luogo.

Deposero circa due dozzine di testimoni. L'esame durò quasi undici mesi. L'arcivescovo di Saragozza, Pedro Apaolaza, fu consigliato da nove teologi e canonisti, uomini che conoscevano la dottrina e le leggi della Chiesa.

Il 27 aprile 1641, Pedro Apaolaza firmò la sentenza. In essa dichiarò che a Miguel Juan Pellicer «è stata restituita miracolosamente la sua gamba destra, che prima gli avevano tagliato».

La sentenza del 1641 è, da allora, il giudizio della Chiesa su ciò che accadde in quella camera di Calanda.

Il caso uscì presto dall'Aragona. Il re Filippo IV ricevette Miguel a Madrid. Un frate carmelitano mise per iscritto in castigliano l'accaduto. Un medico lo raccontò in latino, la lingua che allora leggevano i dotti di tutta Europa. Così il nome di un mendicante di Calanda cominciò a circolare in città dove nessuno aveva mai sentito parlare di lui.

Nel 1642, a Roma, un gesuita informò del caso papa Urbano VIII. La gamba di un contadino aragonese arrivava così fino al successore di Pietro.

Ma prima di tutto questo, mentre i testimoni ancora deponevano, Saragozza aveva preso una sua decisione, e quella decisione guardava a un giorno di ottobre.

Sotto il manto

Quell'ottobre, la città si impegnò con un voto a osservare ogni 12 ottobre come giorno di festa, in memoria della Venuta della Madonna sulle rive dell'Ebro. Saragozza lo offrì alla Madre della colonna.

Decenni più tardi, le Cortes d'Aragona, l'assemblea del regno, chiesero a Roma che quella storia entrasse nella preghiera della Chiesa.

Nel 1723 Roma concesse l'ufficio proprio, cioè le preghiere che la Chiesa recita nella sua liturgia in quel giorno, con dentro la storia della Venuta.

Intanto, attorno alla colonna sorgeva una chiesa immensa, con cupole che si vedono dal fiume. Al centro rimase la Santa Cappella, il tempietto che ancora oggi custodisce, sulla sua colonna, la piccola statua dorata.

Ma ciò che la gente porta fino a quella colonna non è pietra. È stoffa.

Nel 1504 un abitante di Saragozza, Juan Benedic, lasciò nel suo testamento cento soldi, la moneta di allora, perché si facesse un manto alla Madonna. Da quel momento, generazione dopo generazione, i manti non hanno mai smesso di arrivare. Oggi sono più di quattrocentocinquanta.

Chi li confeziona? Uno di questi lo lavorò all'uncinetto una persona cieca. Alla fine, le servì l'aiuto di un'altra persona per montarlo.

Il manto avvolge la colonna ai piedi della statua. Di solito porta il colore che la Chiesa usa quel giorno nella messa. I manti giunti dai paesi ispanoamericani aspettano un'altra data, perché la Madonna li indossa nella festa nazionale di ciascuno.

E il manto non resta sempre nella cappella. Da più di tre secoli, i più semplici escono dalla chiesa e vengono portati nelle case dei malati gravi della città.

Per chi viveva lontano da Saragozza nacque, circa trecento anni fa, la Misura della Madonna, un nastro che viaggia fino a chi non può venire a vederla.

Ciò che la gente offre alla Madre sulla sua colonna torna così, piegato in un manto o arrotolato in un nastro, nella casa di chi soffre.

Corone e uniformi

All'inizio del Novecento, alcune donne di Madrid pensarono al viaggio inverso, a portare qualcosa da tutta la Spagna fino alla colonna. Papa Pio X aveva aperto un giubileo mariano. Era un tempo di grazia per i cinquant'anni del dogma dell'Immacolata, la verità di fede secondo cui Maria fu concepita senza peccato.

L'Associazione delle Donne Cattoliche di Madrid, animata dalla contessa di Gondomar, organizzò un pellegrinaggio nazionale al Pilar. Voleva un'incoronazione canonica, un'incoronazione solenne fatta per incarico della Santa Sede. Non si poteva andare a trovare la Madre a mani vuote. La corona sarebbe stata il dono delle madri alla Madre.

I vescovi chiesero a Roma di prolungare di un altro anno la grazia del giubileo, perché ci fosse il tempo.

Le donne consegnarono i loro gioielli e i loro oggetti personali. Con quelli, trentatré artigiani della casa Ansorena lavorarono per quarantaquattro giorni. Dalle loro mani uscirono due corone, quella della Madonna e quella del Bambino, con brillanti, smeraldi, zaffiri, rubini e perle. Ne uscì anche una raggiera di ventinove fasci di raggi d'oro.

La corona andò prima a Roma, e il Papa la benedisse nella Cappella Sistina.

Il 20 maggio 1905 l'arcivescovo Juan Soldevila incoronò la piccola statua per delega della Santa Sede. Lo mise per iscritto in un atto in forma di decreto. Da allora, il 20 di ogni mese custodisce la memoria di quel giorno.

Un'altra offerta, molto più umile, era cominciata nella cappella di un collegio. A Valdemoro si formavano gli orfani delle guardie civili, uomini di uno dei corpi di polizia della Spagna. Nel 1864 arrivò lì il primo cappellano del collegio, Miguel Moreno Moreno. Sistemò la cappella, vi collocò una statua della Madonna del Pilar e insegnò a quei ragazzi a volerle bene.

Quello stesso anno, il bollettino del Corpo la proclamò patrona del collegio. I ragazzi crebbero e indossarono l'uniforme. Poi si sparsero nelle caserme di tutta la Spagna, e con loro viaggiò la Madonna che avevano imparato ad amare in collegio.

La devozione di quegli orfani finì per diventare quella di tutto il Corpo. All'inizio del 1913, il direttore generale della Guardia Civil chiese al re che la Madonna del Pilar ne fosse la patrona. Alfonso XIII firmò l'ordine reale, un provvedimento del re valido per tutto il Corpo.

Dieci giorni più tardi, un altro ordine diede un senso alla festa della patrona. Sarebbe stata la festa della fraternità nel Corpo, il giorno in cui si prega per i compagni caduti.

Così, nel giorno della loro patrona, uomini in uniforme pregano davanti alla Madonna della colonna per chi non c'è più. Anni dopo, nel cuore di una notte d'agosto, la guerra sarebbe arrivata fino al tetto della stessa chiesa del Pilar.

Le bombe che non esplosero

All'aerodromo di El Prat, vicino a Barcellona, Manuel Gayoso avviò i motori di un trimotore all'una e mezza di notte. Era il 3 agosto 1936, in piena guerra civile, e c'era la luna. L'apparecchio apparteneva alla compagnia spagnola di posta aerea e volava per lo schieramento repubblicano. La notte prima era dovuto rientrare per un guasto.

Sugli scarichi avevano montato dei pezzi, perché le fiamme dei motori non si vedessero nel buio. Sarebbe stato il primo bombardamento notturno di Saragozza.

Sopra la città, l'aereo volò a circa centocinquanta metri di quota. Sganciò quattro bombe da cinquanta chili.

Due caddero sulla chiesa del Pilar. Non esplosero.

Un'altra cadde nella piazza. Non esplose neppure quella.

La quarta finì nell'Ebro.

Sotto le cupole, la piccola Madonna restava in piedi sulla sua colonna. In città si parlò di miracolo. Molto tempo dopo, qualcuno arrivò a negare che la Repubblica avesse allora aerei capaci di farlo; la stampa repubblicana di quella stessa estate aveva già raccontato il bombardamento.

Oggi, dentro la basilica, la gente si ferma davanti a due di quelle bombe. Quando fu chiesto di rimuoverle, i custodi del santuario e i responsabili dei Beni Culturali risposero che sarebbero rimaste lì, perché «testimoniano un fatto, senza commentarlo».

In quegli stessi anni di guerra, lontano dagli aerei, altre mani lavoravano per la Madonna. Alcune religiose di clausura, donne che vivono tutta la vita dentro il monastero, ricamavano manti per coprire la colonna della Madonna. Lo facevano in ginocchio, nelle loro ore di ricreazione.

Le bombe erano ancora dentro la chiesa quando, quasi mezzo secolo dopo, un Papa ne varcò le porte da pellegrino.

Un Papa in fila, e la festa al di là del mare

Dentro, san Giovanni Paolo II, il Papa venuto dalla Polonia, pregò davanti alla piccola Madonna dorata. Era il novembre del 1982, e nessun Papa era mai venuto prima al Pilar come pellegrino. Quel giorno la statua indossava un manto con lo stemma pontificio ricamato.

Affidò alla Madre la Spagna e le nazioni ispaniche, e la invocò come Patrona dell'Ispanità, cioè di tutto il mondo ispanico, il nome con cui oggi la onorano i suoi devoti. La sua preghiera si concluse con tre suppliche: «Vergine Santa del Pilar: accresci la nostra fede, consolida la nostra speranza, ravviva la nostra carità». Baciò il Pilar ed espresse il desiderio di vedere la colonna e la Madonna senza manto.

Nell'ottobre del 1984 tornò. Era diretto a Santo Domingo, dove la Chiesa si preparava ai cinquecento anni dell'evangelizzazione dell'America, e questa volta gli fu concesso ciò che aveva chiesto.

Nella Santa Cappella la statua era senza manto. Sotto la piccola Madonna dorata brillava la colonna con il suo rivestimento d'argento lavorato, alla luce delle candele dei due angeli. Giovanni Paolo II pregò davanti a lei. Poi si avvicinò, si chinò e baciò di nuovo il Pilar, con lo stesso gesto di chiunque aspetti il suo turno in fila.

Senza manto la città la vede il 2, il 12 e il 20 di ogni mese, in memoria della Venuta, della festa e dell'Incoronazione.

Il Papa proseguì il viaggio verso l'America. La colonna, invece, non si muove dalla sua riva, eppure anche la sua festa attraversa il mare. Comincia a Saragozza ogni 12 ottobre, quando dai pilastri della basilica pendono le bandiere dei paesi ispanoamericani, perché quella data coincide con quella del 1492, quando Colombo arrivò in America. In piazza, la gente sfila in costume tradizionale per l'Offerta dei Fiori.

La festa viaggia anche nella preghiera. Quel giorno la Chiesa celebra una messa propria, con preghiere e letture dedicate a questa festa, che si apre ricordando la colonna che guidava il popolo d'Israele nel deserto. Pio XII permise alle nazioni dell'America del Sud di celebrare quella stessa messa. Così, dall'altra parte del mare, quel giorno si recitano le stesse preghiere che sulle rive dell'Ebro.

E arriva fino all'altra parte del mondo. A Zamboanga, nelle Filippine, la Madonna del Pilar è la patrona della città, e la sua festa comincia prima dell'alba, con una messa alle tre del mattino nel santuario di Fort Pilar. Poi parte una processione dalla cattedrale. Quello stesso giorno la Chiesa festeggia la Madonna del Pilar nelle terre di lingua spagnola e in altre che la invocano con il suo nome.

In America del Sud ci sono chiese che portano il suo nome. A Buenos Aires, la basilica del Pilar prepara la festa con una novena, nove giorni consecutivi di preghiera.

Ma la devozione viaggia anche di bocca in bocca. In Argentina, un bambino imparò dalla nonna una strofa di jota, il canto popolare d'Aragona, che comincia così: «La Madonna del Pilar dice…». Da piccolo la cantò tante volte.

Quel bambino sarebbe diventato papa Francesco, e nel 2022 la recitò a memoria e raccontò che gliel'aveva insegnata sua nonna. La colonna di Saragozza aveva attraversato il mare nella voce di una nonna.

Vado a trovare la Madonna

A Saragozza, ciò che si impara in casa si impara anche salendo qualche gradino. I saragozzani dicono «vado a trovare la Madonna», con la stessa naturalezza con cui si va a trovare la propria madre.

Ogni giorno gli Infanticos, i bambini chierichetti del Pilar, salgono la scalinata della nicchia della Madonna con altri bambini in braccio o per mano. Alcuni sono neonati. Altri non hanno ancora fatto la Prima Comunione. Li avvicinano per un istante ai piedi della statua e poi ridiscendono. Giù aspettano le famiglie, spesso in una lunga fila.

Dietro la nicchia c'è un'altra fila. Nel muro si apre un oculo, una piccola finestra rotonda, e da lì affiora il diaspro. Una mano si posa sulla pietra. Poi si avvicinano le labbra.

Quell'incavo l'ha consumato la gente. Un bacio, e un altro, e un altro ancora, per secoli, fino a scavare la pietra. E la colonna è ancora al suo posto.

Ai lati della statua, due angeli d'argento reggono delle candele. Sono l'unica cosa rimasta dell'antica cappella, e per loro si riserva la cera più pura. Nel santuario, a qualunque ora, un sacerdote attende per confessare.

Ogni giorno, davanti alla nicchia della Madonna, si canta la giaculatoria che benedice l'ora della Venuta. E ogni 2 gennaio, nella data che la città custodisce per quella notte sul fiume, la basilica non resta al buio. Si veglia davanti al Santissimo, Gesù Cristo presente nell'Eucaristia esposta sull'altare, e di solito presiede l'arcivescovo.

Accanto alla colonna, la notte della Madre è diventata una notte davanti a suo Figlio.

Santa Maria del Pilar, Madre di Dio e Madre nostra, come questa città canta che sei venuta sulle rive dell'Ebro a confortare l'apostolo stanco, fatti vicina anche a chi lavora senza vedere frutto e a chi non ha più forze. Conducici a tuo Figlio, Gesù Cristo, che adoriamo nell'Eucaristia accanto alla tua colonna. Ottienici da Lui fortezza nella fede, sicurezza nella speranza e costanza nell'amore, e copri con il tuo manto i bambini che ti portano, i malati che non possono venire e coloro che chiedono alla tua porta. Vergine Santa del Pilar, prega per noi. Amen.

Fonti

  • Fonti primarie
  • Anónimo, Relato de la Venida, folios finales del códice Moralia in Job (1297) — Archivo del Pilar; trad. Archidiócesis de Zaragoza archizaragoza.org
  • Pedro Apaolaza Ramírez, Sentencia del proceso de Calanda (1641) — reproducida por el Cabildo Metropolitano catedraldezaragoza.es
  • Antonio Magaña Soria, Crónica de la Coronación de la Virgen (1905) — citada por el Cabildo Metropolitano
  • San Juan Pablo II, Homilía en Zaragoza (1982) — Santa Sede vatican.va
  • San Juan Pablo II, Oración en la Basílica del Pilar (1984) — Santa Sede vatican.va
  • Fonti agiografiche e tradizione
  • Cabildo Metropolitano de Zaragoza, La tradición de la venida (2021) catedraldezaragoza.es
  • Elías Yanes Álvarez, «Nuestra Señora del Pilar», en Nuevo Año Cristiano — EDIBESA dominicos.org
  • Francisco Fernández-Carvajal, Hablar con Dios, «Nuestra Señora del Pilar» mercaba.org
  • ACI Prensa, Nuestra Señora del Pilar (oraciones) aciprensa.com
  • Documenti e studi ecclesiastici e accademici
  • Archidiócesis de Zaragoza, El Pilar (2024) archizaragoza.org
  • Cabildo Metropolitano de Zaragoza, El Templo del Pilar (2026) catedraldezaragoza.es
  • Cabildo Metropolitano de Zaragoza, Milagro de Calanda (2021) catedraldezaragoza.es
  • Cabildo Metropolitano de Zaragoza, Mantos y Coronas de la Virgen (2021) catedraldezaragoza.es
  • Cabildo Metropolitano de Zaragoza, Archivo del Pilar (2024) catedraldezaragoza.es
  • Iván Sánchez Margelí, El Milagro de Calanda: propaganda y devoción pilarista en la era de la Contrarreforma (2019) — Universidad de Zaragoza zaguan.unizar.es
  • Cathopedia, Il miracolo (libro) it.cathopedia.org
  • Guillermo Fatás, De nuevo las bombas del Pilar (2023) — Heraldo de Aragón
  • Parroquia de San Vicente Ferrer, La Virgen del Pilar y la Guardia Civil (2022) — Archidiócesis de Madrid
  • Ayuntamiento de Zaragoza, La Ofrenda de Flores. Historia y evolución zaragoza.es
  • Iconografia
  • Cabildo Metropolitano de Zaragoza, La Imagen de la Virgen (2024) catedraldezaragoza.es
  • M.ª Carmen Lacarra Ducay, El escultor Juan de la Huerta (1431-1462) y la Virgen del Pilar (2021-2022) — Aragón Turístico y Monumental n.º 392
  • Contesto contemporaneo
  • Diocèse de Coutances, Jubilé en l'honneur de Notre-Dame du Pilier (2024) diocese50.fr
  • Arquidiocese de Mariana, Paróquia Nossa Senhora do Pilar (2026) arqmariana.com.br
  • AICA, La Basílica del Pilar renueva su misión solidaria de cara a las fiestas patronales (2025) aica.org
  • Liza Jocson, Zamboanga City celebrates feast day of patron saint (2024) — Manila Bulletin
  • ACI Prensa, El Papa Francisco recita una canción popular española dedicada a la Virgen del Pilar (2022) aciprensa.com

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