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FIDES VIVA
Illustrazione: Atti degli Apostoli 25
Illustrazione Fides Viva da Hendrick Bloemaert, «Paul before Festus, King Agrippa and Queen Bernice» · opera originale

Martini

Atti degli Apostoli 25

Festo non condiscende a' Giudei, i quali con frode chiedevano, che Paolo fosse condotto a Gerusalemme; ma ascolta in Cesarea gli accusatori, e la risposta di Paolo, il quale interrogato se volesse essere giudicato in Gerusalemme, appella a Cesare. Festo dà notizia della causa di Paolo ad Agrippa, il quale brama di udirlo, e il di seguente per ordine di Festo egli è condotto dinanzi ad Agrippa, e a Berenice.

1Festo adunque entrato nella provincia, tre giorni dopo andò da Cesarea a Gerusalemme. 2E comparvero dinanzi a lui i principi de' sacerdoti, e i più ragguardevoli Giudei contro Paolo: e lo pregavano, 3Chiedendogli grazia contro di lui, che comandasse di farlo condurre in Gerusalemme tendendogli insidie per ammazzarlo nel viaggio. 4Ma Festo rispose, che Paolo era custodito in Cesarea: e che egli stesso partirebbe in breve. 5Quegli adunque (diss'egli) di voi, che possono farlo, vengano insieme, e se alcun delitto è in quest'uomo, lo accusino.

6Ed essendo restato tra di loro non più di otto, o di dieci giorni, andò a Cesarea, e il dì seguente sedendo a tribunale, ordinò che fosse condotto Paolo. 7Ed essendo egli stato condotto, lo circondarono que' Giudei, che eran venuti da Gerusalemme, portando molte, e gravi accuse contro di Paolo, le quali non potevano provare. 8Difendendosi Paolo con dire: Non ho niente peccato né contro la legge de' Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare. 9Ma Festo volendo far cosa grata ai Giudei, rispose a Paolo, e disse: Vuoi tu venire a Gerusalemme, e quivi esser sopra queste cose giudicato dinanzi a me? 10Ma Paolo disse: Sto dinanzi al tribunale di Cesare, ivi fa di mestieri, ch'io sia giudicato. A' Giudei non ho fatto torto, come tu sai benissimo. 11Imperocché se ho fatto torto, o se ho fatto cosa degna di morte, non ricuso di morire: che se non è nulla di tutto quello onde questi mi accusano, nissuno può ad essi donarmi. Appello a Cesare. 12Allora Festo avendone discorso in consiglio, rispose: Hai appellato a Cesare? A Cesare andrai.

13E passati alcuni giorni, il re Agrippa, e Berenice si portaron a Cesarea per salutare Festo. 14Ed essendovisi trattenuti per varii giorni, Festo parlò di Paolo al re, dicendo: Havvi un cert'uomo lasciato in catene da Felice, 15Per cagion del quale, essendo io a Gerusalemme, venner a trovarmi i principi de' sacerdoti, e i seniori de' Giudei, chiedendo, che ei fosse condannato. 16A' quali io risposi: Non esser costume dei Romani di condannare alcun uomo prima, che l'accusato abbia presenti gli accusatori, e gli sia dato luogo di difesa per purgarsi dalle accuse. 17Eglino adunque essendo immediatamente concorsi qua, il dì vegnente sedendo a tribunale ordinai, che fosse condotto quell'uomo. 18Di cui presentatisi gli accusatori non gli opponevano delitto alcuno di quelli che io sospettava: 19Ma avevano alcune dispute contro di lui intorno alla loro superstizione e intorno a un certo Gesù morto, che Paolo diceva esser vivo. 20E stando io irresoluto sopra tal questione, io diceva, se avesse voluto andare a Gerusalemme, e ivi essere giudicato sopra queste cose. 21Ma avendo Paolo interposto appello, affine di essere riserbato al giudizio di Augusto, ordinai, che fosse custodito fino a tanto, che io lo mandi a Cesare. 22E Agrippa disse a Festo: Ancor io bramerei di sentire quest'uomo. E quegli: Domane, disse, lo sentirai.

23E il dì seguente essendo andati Agrippa, e Berenice con molta magnificenza, ed entrati nell'uditorio co' tribuni, e colle persone principali della città, fu per ordine di Festo condotto Paolo.

24E Festo disse: Agrippa re, e voi tutti, che siete qui insieme con noi, voi vedete quest'uomo, contro del quale tutta la moltitudine de' Giudei ha fatto ricorso a me in Gerusalemme, gridando, che non conviene, ch'ei viva più. 25Io però ho riconosciuto, che non ha fatto nulla che meriti morte. Ma avendo egli stesso appellato ad Augusto, ho determinato di mandarglielo. 26Intorno al quale nulla ho di certo da scrivere al Signore. Per la qual cosa lo ho fatto venire dinanzi a voi, e principalmente dinanzi a te, o re Agrippa, affinché disaminatolo io abbia qualche cosa da scrivere. 27Imperocché contro ogni ragione mi sembra mandare un uomo legato, senza accennare i motivi.

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