
Martini
Romani 1
Paolo commenda il suo ministero Evangelico, e per lo zelo grande di spargere dappertutto il Vangelo desidera di vedere i Romani. Dimostra, che i Gentili, i quali conosciuto Dio per mezzo delle creature, avevano rigettato il culto del medesimo, adorando le immagini di cose create, erano stati giustamente abbandonati da Dio, e in pena di tale ingratitudine eran caduti nelle orrende scelleratezze, che son qui noverate.
1Paolo, servo di Gesù Cristo; chiamato Apostolo, segregato per il Vangelo di Dio, 2Il qual (Vangelo) aveva egli anticipatamente promesso per mezzo de' suoi profeti nelle sante Scritture, 3Risguardante il Figliuol suo (fatto a lui del seme di Davidde secondo la carne, 4Predestinato Figliuolo di Dio per propria virtù, secondo lo spirito di santificazione per la risurrezione da morte) Gesù Cristo Signor nostro: 5Per cui ricevuto abbiamo la grazia, e l'Apostolato presso tutte le genti, affinché alla fede nel nome di lui ubbidiscano, 6Tra le quali siete anche voi chiamati di Gesù Cristo: 7A tutti que', che sono in Roma, diletti di Dio, chiamati santi: grazia a voi, e pace da Dio Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
8E primieramente grazie rendo al mio Dio per Gesù Cristo a riguardo di tutti voi: perché la vostra fede vien celebrata per il mondo tutto. 9Imperocché è a me testimone Dio, cui io servo col mio spirito in evangelizzando il suo Figliuolo, come di continuo fo memoria di voi 10Sempre nelle mie orazioni: chiedendo, che se mai finalmente una volta mi fia concesso nella volontà di Dio un felice viaggio, a voi io ne venga. 11Conciossiachè bramo di vedervi, affin di comunicare a voi qualche parte di grazia spirituale per vostro conforto: 12Viene a dire, per consolarmi insieme con voi per la scambievole fede e vostra, e mia. 13Or io non voglio, che siavi ignoto, o fratelli, come feci spesso risoluzione di venir da voi per far qualche frutto anche tra voi, come tra le altre nazioni, ma sono stato sino a quest'ora impedito. 14Sono debitore ai Greci, e ai Barbari, ai saggi, e agli stolti; 15Così (quanto a me) sono pronto ad annunziare il Vangelo anche a voi, che siete in Roma.
16Imperocché io non mi vergogno del Vangelo. Conciossiachè egli è la virtù di Dio per dar salute a ogni credente, prima al Giudeo, e poi al Greco. 17Imperocché la giustizia di Dio per esso si manifesta di fede in fede: conforme sta scritto: Il giusto vive di fede.
18Imperocché si manifesta l'ira di Dio dal cielo contro ogni empietà, e ingiustizia degli uomini, come quelli, i quali la verità di Dio ritengono nell'ingiustizia: 19Conciossiachè quello che di Dio può conoscersi è in essi manifesto: dapoichè Dio lo ha ad essi manifestato. 20Imperocché le invisibili cose di lui, dopo creato il mondo, per le cose fatte comprendendosi, si veggono: anche la eterna potenza, e il divino essere di lui, onde siano inescusabili. 21Perché avendo conosciuto Dio, nol glorificarono come Dio, né a lui grazie rendettero: ma infatuirono nei loro pensamenti, e si ottenebrò lo stolto lor cuore: 22Imperocché dicendo di esser saggi, diventarono stolti. 23E cangiarono la gloria dell'incorruttibile Dio per la figura di un simulacro di uomo corruttibile, e di uccelli, e di quadrupedi, e di serpenti.
24Per la qual cosa abbandonògli Iddio ai desiderii del loro cuore, alla immondezza: talmente che disonorassero in se stessi i corpi loro: 25Eglino, che cambiarono la verità di Dio per la menzogna: e rendettero onore, e servirono alla creatura piuttosto, che al Creatore, il quale è benedetto ne' secoli. Così sia. 26Per questo gli diede Dio in balìa di ignominiose passioni. Imperocché le stesse loro donne l'ordine posto dalla natura cambiarono in disordine contrario alla natura. 27E gli uomini similmente, lasciata la natural unione della donna, ne' lor desiderii arsero scambievolmente, facendo cose obbrobriose l'un verso l'altro, e riportando in se stessi la condegna mercede del proprio errore. 28E siccome non si curarono di riconoscere Dio: abbandonògli Iddio a un reprobo senso, onde facciano cose non convenevoli, 29Ricolmi di ogni iniquità, di malizia, di fornicazione, di avarizia, di malvagità, pieni di invidia, di omicidio, di discordia, di frode, di malignità, susurroni, 30Detrattori, nemici di Dio, oltraggiatori, superbi, millantatori, inventori di male cose, disubbidienti ai genitori, 31Stolti, disordinati, senza amore, senza legge, senza compassione. 32I quali conosciuta avendo la giustizia di Dio, non intesero, come chi fa tali cose, è degno di morte: né solamente chi le fa, ma anche chi approva coloro, che le fanno.
