
Martini
1 Corinzi 10
Col racconto della ingratitudine de' Giudei puniti sovente da Dio per vari loro peccati vuol ritrarre i Corinti da simile ingratitudine; della tentazione umana, e dell'aiuto di Dio nelle tentazioni. Non solamente dee fuggirsi l'idolatria, ma anche la mensa di coloro, che si cibano delle cose offerte agli idoli, si perché con questo sembra, che si attribuisca qualche cosa agli idoli, e si ancora perché ciò reca scandalo ai deboli.
1Imperocché non voglio, che voi ignoriate, o fratelli, come i padri nostri furono tutti sotto quella nuvola, e tutti passarono per quel mare; 2E tutti furono battezzati per Mosè nella nube, e nel mare: 3E tutti mangiaron dello stesso cibo spirituale, 4E tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: (or bevevano della pietra spirituale, che gli accompagnava: e quella pietra era Cristo). 5Ma non a favore de' più di essi fu il beneplacito di Dio: conciossiachè furono messi per terra nel deserto. 6E queste cose erano figure di noi, affinché non desideriamo cose cattive come quelli desiderarono: 7Né siate adoratori degli idoli, come alcuni di loro: conforme sta scritto: si adagiò il popolo per mangiare, e bere, e si alzarono per tripudiare. 8Né fornichiamo, come alcuni di essi fornicarono, e ne perì in un sol giorno ventitre mila. 9Né tentiamo Cristo: come alcuni di loro lo tentarono, e furono uccisi da' serpenti. 10Né mormoriate, come alcuni di loro mormorarono, e furono spersi dallo sterminatore. 11Or queste cose tutte accadevan loro in figura: e sono state scritte per avvertimento di noi, ai quali è venuta la fine dei secoli.
12Per la qual cosa chi si crede di star in piedi, badi di non cadere. 13Non vi ha sorpreso tentazione, se non umana: ma fedele è Dio, il quale non permetterà, che voi siate tentati oltre il vostro potere, ma darà con la tentazione il profitto, affinché possiate sostenere.
14Per la qual cosa, diletti miei, fuggite l'idolatria: 15Parlo come a persone intelligenti, giudicate voi di quel ch'io dico. 16Il calice della benedizione, cui noi benediciamo, non è egli comunicazione del sangue di Cristo? E il pane, che noi spezziamo, non è egli comunicazione del corpo del Signore? 17Dapoichè un pane solo, un solo corpo siamo noi molti, quanti di quel solo pane partecipiamo. 18Mirate Israello carnale; non è egli vero, che quelli che mangiano dell'ostia hanno comunione coll'altare? 19Che dico io adunque? Che sia qualche cosa l'immolato agli idoli? O che qualche cosa sia l'idolo? 20Ma quello, che le genti immolano, lo immolano ai demonii, e non a Dio. Non voglio, che voi siate consorti de' demonii: voi non potete bere il calice del Signore, e il calice de' demonii. 21Non potete partecipare alla mensa del Signore, e alla mensa de' demonii. 22Provochiam noi a emulazione il Signore? Siamo forse di lui più forti? Tutto mi è permesso, ma non tutto è spediente. 23Tutto mi è permesso, ma non tutto è di edificazione. 24Niuno cerchi quel, che torna a lui, ma ognuno quel, che torna per gli altri. 25Tutto quello, che si vende al macello, mangiatelo senza cercar altro per riguardo della coscienza. 26Conciossiachè del Signore è la terra, e quello, che la riempie. 27Che se alcuno degli infedeli vi invita a cena, e vi piace di andare, mangiate di tutto quello, che vi è posto davanti, senza cercar altro per riguardo della coscienza. 28Che se uno diravvi: questo è stato immolato agli idoli: non ne mangiate per riguardo a colui, che v'ha avvertito, e per riguardo della coscienza: 29Della coscienza, dico, non tua, ma di quell'altro. Imperocché per qual motivo la mia libertà è condannata dalla coscienza altrui? 30E se io partecipo di una grazia, e perché si dice male di me per cosa, di cui rendo grazie? 31O mangiate adunque, o beviate, o facciate altra cosa: tutto fate a gloria di Dio. 32Non siate d'inciampo né a' Giudei, né ai Gentili, né alla Chiesa di Dio: 33Siccome io pure in tutto mi adatto a tutti, non cercando la mia utilità, ma quella di molti, affinché siano salvi.
